Non tutti i giorni sono uguali. Alcuni restano scolpiti come le pietre miliari sulle vie consolari. Allo Stadio Olimpico di Roma il 7 marzo 2026 l’Italrugby ha fatto la storia, davanti a quasi settantamila spettatori, battendo per la prima volta l’Inghilterra, con il punteggio finale di 23 a 18.
Non solo una vittoria, ma un passaggio epocale per il rugby italiano, che ha anche il volto e la grinta dei giocatori delle Zebre Parma: Lorenzo Pani, Alessandro Fusco, Momo Hasa, Tommaso Di Bartolomeo. Nel Six Nations 2026 hanno potuto dire la loro anche Samuele Locatelli, David Odiase, Giacomo Da Re, Giulio Bertaccini, Damiano Mazza e Matteo Canali.
In un sabato pomeriggio di inizio marzo, Roma si tinge di Azzurro e il rugby italiano si stringe attorno ai 23 combattenti scesi in campo. Il cielo velato e la temperatura mite fanno da contorno ad una sfida vissuta intensamente: l’Italia tenta l’impresa. I fan della palla ovale riempiono le vie e le piazze della Capitale come capita nelle grandi occasioni. La strada per giungere allo stadio è una bolgia: via dei Gladiatori è il luogo perfetto per unire i tifosi nella pura passione per il rugby.
La tensione prepartita è smorzata parzialmente dalle notizie di un primo tempo pimpante tra Scozia e Francia. Ad un’ora dal calcio di inizio, squadre in campo per il riscaldamento. Il clima è surreale: la musica che rimbomba nello stadio copre un silenzio che racconta molto dell’importanza della partita. La presenza degli inglesi è notevole e si fa sentire. I tifosi italiani rispondono con il coro “Italia, Italia, Italia”. Fanno l’ingresso ufficiale le due squadre: dopo l’inno inglese è tempo dell’Inno di Mameli. Ogni singolo italiano canta a squarciagola parola per parola. Il “Sì” finale, appena abolito dal Presidente Mattarella, risuona fragoroso all’Olimpico, quasi a voler scrollarsi di dosso il peso specifico della partita. Ora si fa sul serio.
La partita vive una montagna russa di emozioni: la sofferenza iniziale e la beffa a tempo scaduto prima dell’intervallo lasciano un solco emotivo. C’è chi sbuffa, chi rimane incredulo dell’occasione sprecata, chi impreca. Rientrati in campo, le sensazioni positive si affievoliscono. Si insinua il dubbio che il possibile sogno possa svanire del tutto, ma la speranza si riaccende prima con l’ammonizione di Underhill e poi coi piazzati a segno di Garbisi, che ci riportano sotto 16-18.
L’atmosfera si scalda: il turning point della partita è l’ammonizione del capitano Itoje. Ora l’Olimpico ci crede e si percepisce chiaramente dagli spalti il cambio di inerzia della partita. I calci precisi di Fusco e la meta di Marin lasciano presagire la realizzazione di un risultato mai vissuto prima. L’Inghilterra crolla emotivamente e gli italiani in campo resistono fino al fischio finale, con il calcione fuori campo di Alessandro Fusco.
Il sogno è diventato realtà. Gli addetti ai lavori e i tifosi sono coscienti di aver assistito alla giornata particolare da raccontare negli annali del rugby. Lacrime, abbracci, urla di liberazione sono la testimonianza che è tutto vero. L’incredulità e la gioia dei protagonisti certificano il compimento di un’impresa. Il popolo italiano della palla ovale è in preda ad un fiume di emozioni.
Standing ovation per gli Azzurri.
(dal nostro inviato Luca Lottici - ufficio stampa Zebre Parma)