L’Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con la società sportiva Zebre Parma Rugby, ha pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Science and Medicine in Sport uno studio innovativo che apre nuove prospettive nella prevenzione del danno cerebrale negli sport di contatto.
La ricerca, dal titolo “Cumulative increases in circulating mtDNA as a potential biomarker of brain injury in rugby union: a pilot study”, ha monitorato nel corso dell’intera stagione agonistica 2023 -24 tredici atleti professionisti, analizzando l’andamento di diversi marcatori biologici associati a impatti ripetuti alla testa. Lo studio ha evidenziato che i livelli di DNA mitocondriale circolante (mtDNA) – un potenziale segnale precoce di danno cellulare e neuroinfiammazione – aumentano progressivamente nel corso della stagione, in particolare nei giocatori di mischia, più esposti ai contatti. Subito dopo le partite si osservano incrementi significativi di alcune forme di mtDNA e di citochine infiammatorie come IL 6 e IL 8, insieme a un aumento transitorio della proteina NF-L, un noto indicatore di danno assonale.
Questi risultati suggeriscono che il mtDNA potrebbe diventare un nuovo biomarcatore utile per identificare precocemente gli effetti cumulativi degli impatti alla testa, contribuendo allo sviluppo di strategie di tutela della salute degli atleti.
“Il rugby è uno sport straordinario, per i valori e la cultura che porta in campo, ma anche caratterizzato da un’elevata esposizione ai contatti. Comprendere come il corpo reagisce agli impatti ripetuti è fondamentale per proteggere la salute degli atleti e migliorare le pratiche di prevenzione”, afferma Marcello Pinti, professore di UNIMORE e corresponding author dello studio. “La collaborazione con Zebre Parma è stata decisiva: senza il loro supporto e la loro disponibilità non sarebbe stato possibile realizzare un monitoraggio così approfondito e innovativo.”
A questa dichiarazione si affianca quella della società sportiva:
“Siamo orgogliosi di aver contribuito a una ricerca che mette al centro la salute dei nostri atleti e che può avere un impatto concreto sul futuro del rugby professionistico”, dichiara George Biagi, direttore operativo e sportivo di Zebre Parma Rugby. “Collaborare con UNIMORE significa unire competenze scientifiche e esperienza sul campo: un modello virtuoso che vogliamo continuare a sviluppare per rendere il nostro sport sempre più sicuro.”
Lo studio rappresenta un primo passo verso l’utilizzo di marcatori biologici per valutare in modo oggettivo l’impatto degli scontri di gioco sul sistema nervoso, con potenziali ricadute non solo per il rugby, ma per tutti gli sport di contatto.
UNIMORE e Zebre Parma confermano la volontà di proseguire la collaborazione ampliando il numero di atleti coinvolti e integrando nuove tecnologie di monitoraggio, con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza e al benessere degli sportivi professionisti.
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